Consulenza multidisciplinare integrata per le PMI

“Deceleratori” di start-up

Improvvisamente – grazie a un articolo del Wall Street Journal – si fa timidamente strada nella agorà delle startup il concetto di slow growth. E’ come parlare di slow food alla assemblea di McDonald’s.

L’ecosistema Startup  – imprenditori, incubatori, acceleratori, investitori, aiuti … – valuta una azienda neoistituita solo nel dualismo gallina dalle uova d’oro <-> esperimento fallito, relegando al ruolo di zombie le neoaziende che crescono poco o punto, senza riguardo alla sostenibilità a lungo termine.

La pressione sui neo-imprenditori è rivolta ad indirizzarli ad una crescita virulenta, pena il fallire dell’idea a causa della mancanza di finanziatori e conseguente crisi di liquidità. D’altra parte la filosofia dei Business Angels è quella di investire in 10 aziende, 9 falliranno e una avrà successo abbastanza da rendere anche per le altre: non è previsto investimento a lungo termine, e voler realizzare a breve attraverso una “exit” costringe anche lo startupper a pensare in termini di sola crescita esplosiva, trascurando tutto quello che rende una azienda “solida”: finanza, servizi, controllo e “gestione”.

E’ il modo corretto di affrontare il fenomeno? O non sarebbe opportuno aiutare ANCHE chi ha intenzione di fondare un azienda che si confronti in un mercato esistente, con concorrenti agguerriti, su prodotti già conosciuti?  E magari aziende con legami più profondi col territorio, prodotti/canali più legati al mondo fisico e maggior densità di mano d’opera e quindi, già in potenza, meno scalabili?

Non è questa l’imprenditoria che ha costruito il tessuto delle PMI italiane; i neo imprenditori oggi hanno in comune con quelli di ieri idee, propensione al rischio e perseveranza; hanno di differente il vivere in un mondo “fast” e la impossibilità di accedere a capitali “pazienti”, scomparsi nella fregola finanziaria in cui è precipitata l’economia occidentale; e sopratutto un generale pessimismo sulla evoluzione del loro paese – sia questo considerato locale, nazionale o continentale.

Affiancare alle attuali anche una linea di finanziamento destinata a progetti di impresa basati su tecnologie consolidate, adatte alle PMI, poco presenti nel tessuto nazionale o che siano acceleratori della nascita di nuovi distretti del saper fare, la potremmo definire una scelta incauta e rischiosa?

Uno dei meccanismi bizzarri della democrazia è la difficoltà per chi amministra fare scelte corrette in ottica lungo termine. Dovendo guardare alla rieleggibilità ed essendo provato che è solo una minoranza che guarda al futuro suo, per non parlare delle generazioni a seguire, la decisione politica segue più facilmente la pancia dell’elettore che la cosa giusta da fare. Poco spazio ha l’amministratore lungimirante.
In questa occasione, però, l’amministrazione pubblica, e quella regionale in primis, dovrebbe davvero mostrare coraggio. Non sarebbe crocifissa per questo.

 

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