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Etica in Azienda

In questi ultimi mesi (ed è il caso di dire: finalmente!) i discorsi sull’etica e la sostenibilità sono entrati nel circuito generale dei media, non più limitati all’ambiente (circoscritto) già sensibile a questi valori.

E, oggi, non si propone una etica aziendale (solo) per i principi che la ispirano (sostenibilità ambientale, equo trattamento dei lavoratori di tutta la filiera, economia circolare, limitazione dello spreco) ma (anche) per più abbietti motivi economici. Il messaggio è: se non volete difendere ambiente e persone per virtù, fatelo per soldi.

In questo video è ben riassunto lo spirito che anima chi sceglie un acquisto in base a motivazioni non irrilevanti. Per convinzione o cinicamente le aziende rispondono a questo pungolo con scelte virtuose (a volte con operazioni solo di facciata che rischiano di diventare boomerang); e per imitazione e concorrenza gli altri attori del settore devono inseguire, portando così un beneficio all’intero sistema [che sia un beneficio non è, in verità, riconosciuto da tutti, ma sicuramente da una maggioranza sempre più sensibile all’ambiente e al trattamento dei dipendenti].

Serve? Sotto gli occhi di tutti, per fare un esempio noto, anche se abbastanza ricco di contraddizioni, è il tramonto dell’olio di palma.

Questi sono i motivi per cui le grandi aziende decidono per una politica di salvaguardia dell’ambiente e/o per una politica di “Responsabilità sociale d’impresa” che nelle intenzioni di chi ‘vota col portafoglio’ deve coinvolgere a cascata anche i subfornitori; ed ecco perchè, indipendentemente di condurre un business B2B o B2C, è un aspetto che tutti devono prendere in considerazione.

La responsabilità sociale di impresa (CSR dalle iniziali in inglese) è definita dal libro verde della Commissione Europea del 2001 (2001!) così: ‘Essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là investendo “di più” nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate.
Come per tutte gli aspetti da dimostrare a terzi e quindi esposti a rischio di giudizio soggettivo, per la CSR è stato elaborato uno standard (SA8000) riguardante il trattamento dei lavoratori ed il reperimento di materie prime ‘giuste’ in modo sostenibile, e più recentemente uno standard che riguarda l’investimento etico e sostenibile (AA1000). Oltre che dai fondi di investimento etici, queste certificazioni cominciano ad essere usate anche da grandi fondi come discriminante per l’investimento, su pressione dei sottoscrittori.

Nel 2010 (dopo 5 anni di negoziati) ha avuto termine la definizione della ISO 26000, che, contrariamente alla consuetudine, non è una norma su cui si possa ottenere una certificazione ma una raccolta di linee guida e buone pratiche per le imprese che vogliono sia loro riconosciuto l’impegno verso il benessere sociale.

Particolarmente sensibili sono i giovani, ma una buona parte della società ‘viva’ è già sensibilizzata.

Per approfondire, contattateci.

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