Fattura elettronica tra privati: l'applicazione gratuita della Agenzia delle Entrate – Match2Grow

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Fattura elettronica tra privati: l’applicazione gratuita della Agenzia delle Entrate

Nell’articolo “Preview della fatturazione elettronica tra privati” avevamo dato un primo sguardo al portale della Agenzia che mette a disposizione un servizio gratuito per emettere, inviare e conservare le fatture elettroniche. La preview ci aveva fatto ben sperare quindi avevamo deciso di sperimentare il servizio aderendo contemporaneamente alla fatturazione elettronica.

Ora abbiamo quindi sufficienti informazioni per sconsigliarvi caldamente di usare questo portale nel caso voleste aderire. Neanche gratis. Anzi, neanche se pagassero.

E’ un ottimo esempio (dovrebbe essere usato nella formazione dei programmatori di interfacce) di unfriendly UI. La definizione migliore viene dalla traduzione di unfriendly allo spagnolo: antipatico. Chi ha voglia di sapere quanto in basso si può cadere, ci segua.

Diamo per compilata la anagrafica (vedi la preview) e scendiamo nel girone dei burocrati.

La prima maschera è semplice: scegliamo se generare, trasmettere o conservare la fattura. Vi anticipo la prima malignità: per ognuno di questi passi dovrete ritornare su questa maschera, perchè sembra che, dopo la generazione, l’utente medio (di microazienda) lasci la fattura a frollare, mica la trasmette subito. Le raccoglie in una cartella, le zippa e le trasmette a fine mese…

Procediamo: compilate le vostre righe fattura, complete di percentuale iva, e calcolatevi l’importo dell’iva: mica è cosa da automatizzare, troppo facile. Sperate di non avere iva a zero: nel caso procuratevi un consulente fiscale perchè vi faranno scegliere il regolamento che autorizza l’iva a zero, citando legge e paragrafo. Dulcis in fundo, se operate in regime di minimis precedente il 2015 (art. 1 comma 100 L.244/2007) farete un falso, perchè questo articolo non è citato. Dovrete usare la legge più somigliante. L’helpdesk se ne lava le mani: risposta, per mail e per telefono, rivolgersi alla Agenzia Digitale (?). Seconda risposta per telefono: cosa ha messo? Beh, se gliela pagano bene, se non ci risentiamo.

Bene. A questo punto ricordatevi di aggiungere eventuali righe (esempio percentuale della cassa professionale, riferimento ordine e/o DDT etc) sempre, nel caso, calcolando l’iva a mano… Commenti liberi non ne potete mettere.

Può bastare, credo, elencare il resto: il codice del destinatario o il suo indirizzo PEC non viene memorizzato in rubrica, dovete cercarvelo ogni volta, e cara grazia che c’è una rubrica; il nome del file prodotto segnatevelo perchè vi servirà e se sbagliate qualcosa dovete cambiargli nome. Direte: cosa si può sbagliare col file giusto? Ad esempio tentare di caricarlo dimenticandovi di firmarlo: viene prima caricato e poi rifiutato. Allora lo firmate e viene caricato e poi rifiutato: il nome è già stato usato, s’ha da cambiare. Ah, segnatevi il numero di fattura, perchè il software non lo memorizza e non lo controlla ma (ovviamente) deve essere progressivo.

Siete riusciti a spedirla, ‘sta benedetta fattura? Bene. Ora è da conservare. Scegliete conservazione e vi sarà chiesto di scegliere il file, xml. Seguendo il precedente consiglio vi siete scritti tutti i nomi (qualcosa tipo IT12345678901_0004: è la partita iva + un progressivo, non certo il numero di fattura e neppure il cliente). Dovrete sapere voi quale file scegliere per la trasmissione. Non lo sapete? Allora aprite il file xml e cercate di capirci un quai rob. Ricordate di firmarlo… tornate al menù principale e mandatelo in conservazione.

Un giorno dovrete cercarlo… ma solo per nome file, quindi senza riferimento cliente, numero fattura, data… vi toccherà tenere un registro!

Ora la parte più complicata. La fattura passiva. Non so cosa pensate voi, ma io ero convinto di conservare la scansione delle fatture cartacee (o comunque il pdf, se la ricevo per mail). Andar male mi toccava firmarla. Invece no. La conservazione non accetta altro che xml. Panico.
L’help aiuterebbe – se il portale fosse uguale all’help…

Il fatto è che non esiste riferimento alle Fatture ricevute nel portale reale.

Non rimane che capire cosa è obbligatorio mandare in conservazione riguardo le fatture passive. Leggendo qui (Agenda Digitale) sembrerebbe che sia obbligatorio trasmettere le fatture passive, e leggendo qui (AGE: l’idirizzo era http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/nsilib/nsi/agenzia/agenzia+comunica/comunicati+stampa/tutti+i+comunicati+del+2016/cs+luglio+2016/cs+01072016+fatturazione+elettronica/129_Com.+st.+Fatturazione+elettronica+01.07.16.pdf ma ora (maggio 2017) è stato molto opportunamente rimosso il documento) che la applicazione della Agenzia permetta la conservazione di fatture – quindi anche passive.
Sul sito della Agenda Digitale si legge: Optare per il “regime premiale” significa comunicare all’Agenzia delle Entrate con cadenza trimestrale i dati di tutte le fatture di vendita e di acquisto registrate, oppure trasmettere ai clienti e ricevere dai fornitori le fatture elettroniche in formato XML tramite il sistema di interscambio già in uso con la pubblica amministrazione.

Ma se ricevo una fattura su carta? Posta il 4 marzo questa domanda a esperto@agendadigitale.it… si attende ancora la risposta.

Lasciate perdere e continuate con la carta o rivolgetevi al mercato privato. L’unica attenzione in questo ultimo caso, a mio parere, è che il fornitore del servizio si impegni alla conservazione per 10 anni dopo la vostra eventuale disdetta (se e quando troverete condizioni migliori). In caso contrario sarete in sua balìa: chi mai si azzarderebbe a spostare tutte le fatture già in conservazione?
E se fallisse lui? E’ la città del brivido.

Resta da chiedersi, in generale, perchè mai devo conservare io un documento che ho già consegnato allo Stato. Mica c’era una legge Bersani?

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