Tecniche previsionali, il metodo Delphi – Match2Grow

Consulenza multidisciplinare integrata per le PMI

Tecniche previsionali, il metodo Delphi

Fare previsioni aziendali ed economiche è sempre un azzardo: ci sono talmente tanti fattori che influenzano gli eventi che è per lo meno arduo individuare ciò che accadrà, soprattutto se il termine di riferimento non è brevissimo. Purtroppo, per fare piani e programmi aziendali, occorre avere un orizzonte temporale di circa 3-5 anni.

Le tecniche previsionali maggiormente utilizzate nelle aziende e dagli enti specializzati sono per lo più di tipo matematico e si basano su metodi estrapolativi, nel senso che si cerca di individuare cosa succederà nel futuro usando i dati storici. La tecnica di base è l’estrapolazione semplice, che consiste nell’estendere al futuro l’andamento pregresso del determinato fenomeno (il trend) individuato tramite un’altra tecnica chiamata interpolazione della serie. Si ritiene che le tecniche estrapolative hanno una logica simile a quella di guidare un camioncino ad alta velocità attraverso una foresta che sta collassando, come nei film “catastrofici”, cercando di evitare gli alberi che stanno cadendo davanti sulla base di quelli che sono caduti dietro al proprio passaggio.

Le analisi economiche-aziendali sono, infatti, più complesse rispetto a quelle di altre discipline come la fisica o la chimica, dato che le variabili, oltre ad essere numerosissime, sono decisamente mutevoli, possono apparire o scomparire senza avere prima avere dato alcun segnale riscontrabile dai dati, come pure le variabili possono cambiare valenza senza motivi apparentemente logici, basta pensare agli effetti della fiducia generalizzata o del panico. Ciò rende spesso inutile analizzare anche una notevole mole di dati ed informazione, come succede con i modelli dalla big data analysis, o usare tecniche matematiche molto sofisticate come le medie mobili ponderate o gli algoritmi econometrici.

Per comprendere la maggiore difficoltà delle previsioni in economia, basta ritornare indietro nel tempo, ad esempio nel 1990, e pensare di effettuare previsioni per i successivi 5 anni: si ricorda che internet fu messo a disposizione nel mercato verso la fine di quell’anno. Oppure pensare di fare previsioni nel 2001: quell’anno, oltre ad essere famoso per l’attentato alle torri gemelle, vi fu l’entrata della Cina nel WTO (OMC-Organizzazione mondiale del commercio), che alterò, negli anni a seguire, la mappa dell’economia mondiale. Questi due avvenimenti sovvertirono l’andamento dei mercati e anche usando la tecnica più sofisticata, nessun metodo quantitativo li avrebbe potuto prevedere. Si può ritenere che internet e l’entrata della Cina nel WTO siano eventi eccezionali e quindi rari, invece, quasi quotidianamente, in qualsiasi mercato vi sono novità che determinano una rottura, più o meno marcata, con il passato, quali la nascita di nuovi prodotti o l’entrata di nuovi concorrenti o la scoperta di nuove tecnologie o, più banalmente, nuove azioni della concorrenza.

In compenso, se matematica e computer, per le previsioni sono prese in contropiede dai numerosi eventi destabilizzanti, meno lo sono gli esperti. Ad esempio considerando la nascita di internet e l’entrata della Cina nel commercio internazionale, coloro che monitoravano il mondo informatico/telematico avevano sentore dell’avvento di un sistema come internet, mentre chi seguiva l’evoluzione dell’economia mondiale poteva immaginare, più o meno prossima, l’entrata della Cina nel WTO e quindi fare previsioni più corrette di qualsiasi algoritmo matematico. In pratica grazie al ragionamento e al pensiero astratto, si ha la possibilità di anticipare, o almeno immaginare, e quindi considerarne gli effetti, gli eventi completamente nuovi, cosa impossibile per qualsiasi tecnica matematica. In conslusione il cervello umano ha potenzialità predittive al momento non emulabili.

Per dare l’idea dell’affidabilità del nostro cervello ci si avvale di un esempio: si ipotizza che si stia facendo la villeggiatura sulla Costa Smeralda in Sardegna, per esempio a Porto Cervo in Sardegna. Si ipotizza anche che si possieda un’imbarcazione di circa 12 metri e un giorno si decida l’indomani di andare a fare una escursione solitaria all’Isola del Giglio. Visto che siamo dei marinai alle prime armi, decidiamo che effettueremo il viaggio solo se c’è il mare abbastanza calmo, altrimenti lo rimandiamo a data da definire. Vista la lontananza occorre partire piuttosto presto per cui, da buoni marinai ci si sveglia alle 5 di mattina, giusto il tempo per vedere le previsioni del tempo alla televisione del giorno precedente; purtroppo, sono negative: proprio tra Sardegna e l’Isola del Giglio la cartina illustrata dal meteorologo mette tempesta. Sconsolati, dato che ormai si è svegli, si decide di fare una passeggiata verso il porto; camminando si incrocia un gruppo di vecchi pescatori, alcuni di loro navigano da più di 50 anni. Questi, notando l’aria non felice, chiedono il motivo dello stato d’animo non proprio allegro e, una volta sentita la risposta, quasi in coro, dicono “Non vi preoccupate potete andare all’Isola del Giglio tranquillamente: oggi il mare sarà abbastanza calmo”. Se si scegli di partire si dimostra di avere più fiducia nelle capacità previsionali umane che nella metodologia matematico-estrapolativa utilizzata per le previsioni del tempo trasmesse dalla televisione; in pratica si dimostra di avere più fiducia nella capacità del cervello umano rispetto alle formule matematiche. Nel caso specifico i pescatori sono particolarmente sensibile ai cambiamenti meteorologici per la loro stessa sicurezza, per cui hanno affinato le loro capacità nel prevedere il tempo, sono diventati in pratica esperti nella previsione del tempo. Del resto i pescatori hanno acquisito tecniche di analisi che sono ritenute irrilevanti da un punto di vista matematico, come controllare il sapore dell’aria o visionare il comportamento dei gabbiani, che però sono invece validi indicatori. Infine, per fare un confronto circa le difficoltà previsionali, si sottoliea che le variabili da considerare per le previsioni del tempo sono nettamente minori di quelle economiche-aziendali.

In sostanza i computer hanno un’enorme capacità di calcolo ma non la capacità di ragionamento, l’immaginazione, il raziocinio, in pratica ciò che fa unico il cervello umano. Inoltre un esperto, in una determinata materia, ha, per la materia stessa, una propria banca dati interna organizzata con un criterio che nessun algoritmo informatico può ancora emulare. Infine l’esperto ha una specifica sensibilità per il determinato fenomeno e percepisce, o può immaginare, i fenomeni sia che non siano ancora in essere o sia che già esistono ma la cui valenza potrà alterarsi sensibilmente. Tutto questo costituisce una potenza in fatto di previsione, una tecnica che sfrutta tali possibilità è il metodo Delphi, di cui viene data la paternità all’esercito statunitense, nel 1944 durante la II guerra mondiale. La tecnica appare banale e poco sofisticata, almeno da un punto di vista matematico, ma la si reputa la più potente in fatto di previsioni e può essere usata anche in campo analitico, cioè per le ricerche di mercato.

Il metodo prevede la collaborazione di un determinato numero di esperti, da 6 a 12, la logica di base è che se un esperto ha una certa capacità previsionale, anche se minima, un metodo che riesca a sommare le singole capacità di diversi esperti ne ha una capacità enorme. Il problema è che ci sono diversi effetti distorsivi, sia di natura psicologica, legati al singolo individuo, che interpersonali, per questo vengono utilizzati alcuni piccoli accorgimenti per ottenere il massimo effetto sinergico. Già la selezione degli esperti avviene considerando le relative aperture mentali e la loro complementarietà, quindi si procede per fasi. La prima fase è, come avviene nelle normali ricerche di mercato, dedicata alla definizione del questionario, in cui si sintetizzano le domande atte ad avere le informazioni volute. Una volta redatto il questionario, lo si sottopone agli esperti singolarmente e in separata sede, questo per evitare influenze reciproche, per lo stesso motivo ogni intervistato non deve conoscere il nome degli altri partecipanti. Una volta terminato il primo giro di domande si redige un documento riassuntivo, chiamato report. Interessanti sono le così dette “risposte estreme”, cioè quelle che si discostano notevolmente dalle altre: dato che si sta trattando con esperti, si reputa non siano risposte fatte a caso ma che possono essere generate usando il così detto “pensiero laterale” cioè un modo di osservare completamente originale. Per spiegare il concetto di pensiero laterale basta ricordare le volte che si ha esclamato “cosa stai dicendo” al proprio interlocutore, ritenendo che stia raccontando cose assurde, poi in seguito alla relativa spiegazione, ci si ricrede dicendo “è vero non ci avevo pensato”; questo è un tipico caso in cui l’interlocutore ha usato il “pensiero laterale” che tende a valorizzare i “segnali tenui” e che sono normali presso gli esperti. Per cui prima di redigere il documento di sintesi, si chiede agli autori della “risposta estrema” la relativa motivazione.

Una volta terminato il report lo si consegna ai vari esperti e, di seguito, si effettua di nuovo l’intervista, per cui, ad ogni singolo esperto e sempre in separata sede, si sottopone in alternativa lo stesso questionario iniziale o, volendo, un questionario modificato. In entrambi i casi l’intervistato dovrebbe cancellare dalla propria memoria quanto aveva risposto precedentemente, in pratica non deve difendere la sua posizione iniziale, ed utilizzare il report, come base per le proprie analisi. In altre parole è come se l’esperto vedesse l’intervistatore per la prima volta usasse il report, sintesi di tutte le risposte di tutti gli esperti, e lo elaborasse con le proprie conoscenze e le proprie capacità di esperto. Naturalmente per ottenere tale effetto occorro agire molto sulla psicologia soprattutto durante il primo incontro.

Terminato il secondo turno di interviste, si procede come nel primo turno, con la redazione di un report e così via replicando le attività del turno precedente. In teoria il metodo può avere infiniti turni, ma di solito l’attività finisce secondo turno e comunque si conclude quando, per le varie risposte, vi è un consenso ritenuto congruo tra gli esperti. A questo punto si redige il report finale che sintetizzerà le conclusioni su cui gli esperti si trovano maggiormente d’accordo.

Giovanni Pizzi, Match2Grow

Condividi:

Questo sito impiega cookies anonimi per facilitare la navigazione e per statistica. Continuando a leggere o cliccando su Accetta acconsenti alla PRIVACY POLICY

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi